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ALTO PIEMONTE- 25-10-2020--- Questa settimana andiamo

sui sentieri dell' alta valle Antrona con Gianpaolo Fabbri, ecco la descrizione dell'escursione alle Coronette di Camposecco:

 

PREMESSA. I sentieri della Valle Antrona prediligono le massime pendenze e le “prese dirette” per ridurre la lunghezza dei percorsi e i tempi dell’escursione. Anche i gradini sono spesso più alti, allo stesso scopo. Scherzi a parte ma non troppo, si tratta sempre, comunque, di ottimi allenamenti. La gita qui descritta richiede, appunto, un buon allenamento, ma i laghi e i monti dell’alta valle meritano questo ed altro.

GITA N. 19 – O 24 Coronette di Camposecco

9 LUGLIO 2020

Dislivello: 1350 m. Tempo salita: 4 h. Sviluppo: 14 km.

Siamo in dodici con due esperte signore e due forti fanciulle. Oggi, per un’escursione di un certo impegno, è presente il meglio del gruppo in fatto di tecnica ed esperienza. Manca soltanto una vecchia roccia walser, sostituito più o meno bene dal fantasma di un ex alpinista. Previa accurata informazione, saliamo in auto ai parcheggi di Campliccioli, 1352. La giornata è splendida e già sul muraglione della diga si impongono le prime foto panoramiche e di gruppo. Oltre la diga svoltiamo a sinistra, attraversiamo la galleria e procediamo in piano fino ad attraversare il rio Banella. Poco oltre inizia a salire il sentiero C34, abbastanza faticoso, con qualche strappo taglia – gambe e con qualche gradino per giocatori di basket N.B.A.. Sulla nostra destra la bella cascata del rio Banella.

Più in alto la pendenza si addolcisce e, dopo un’ora e mezza dalla diga, siamo all’Alpe Banella, 1807. Poco prima un veniale errore di percorso dell’ex alpinista, distratto come sempre dalla presenza di quattro belle ragazze, gli procura i primi improperi della sua lunga giornata. Dopo una breve pausa comincia il bello. Chi si lamentava del sentiero fin qui percorso non può immaginare che, non più all’ombra ma ben arrostiti dal sole di un luglio molto caldo, dobbiamo ora affrontare pendii ancora più cattivi, ad iniziare dal cosiddetto “Scalone”. Non sono in giornata e soffro più degli altri. Passando dall’Alpe Scarone, 2031, dove incrociamo la funivia dell’ENEL, arranco in fondo al gruppo fino alla diga di Camposecco, 2325. Camminiamo da tre ore. Ammiriamo subito il nuovo bivacco delle Aree Protette dell’Ossola, gemello di quelli già incontrati al Passo d’Antigine, alle Caldaie di Veglia e nell’alta Val Quarazza. Qui il sentiero C34 incrocia il C99 della GTA, proveniente dalla Valle di Saas via Antigine e Cingino, che prosegue verso l’alta Valle del Loranco e il Rifugio Andolla attraverso il Passo delle Coronette. Percorriamo il colossale muro della diga e seguiamo il C99, ben segnato.

Nonostante un discreto recupero fisico, mi fermo ad attendere gli amici in zona sicura a quota 2550. Anche perché di qui ero già passato in gioventù, chiudendo il giro a Cheggio. L’età insegna anche a saper rinunciare e a distribuire equamente le scarse forze a disposizione. Gli altri proseguono per il passo, 2697, percorrendo con assoluta tranquillità, anche un’eroica esordiente, l’ultimo ripidissimo canale attrezzato. In contemplazione della splendida conca di Camposecco e dei suoi monti aspetto il gruppo e discendiamo al lago. Dopo una corposa pausa pranzo ripercorriamo in una lunga e faticosa discesa l’itinerario di salita. Chi in salita ha dato tutto paga lo sforzo in una soffertissima discesa, ma arriviamo comunque alle auto in tre ore. I medici del gruppo prescrivono immediatamente a chi ha sofferto di più una terapia rigenerante onde evitare il blocco totale degli arti inferiori nei prossimi giorni.

Gianpaolo Fabbri

 

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