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tribunale novaraNOVARA -27-10-2017- Dodici anni e mezzo

di reclusione: questa la condanna inflitta oggi pomeriggio (venerdì 27 ottobre) a un 54enne di nazionalità marocchina finito in aula con la pesante accusa di violenza sessuale ai danni delle figlie e maltrattamenti in famiglia. A denunciare quello che era costretta a subire era stata la figlia più piccola, diventata oggetto delle sue pesanti attenzioni fin da quando aveva appena 9 anni. Tutto era iniziato una sera quando l’aveva costretta a toccarlo nelle parti intime e poi, da quei primi approcci, era passato a richieste più pressanti e più esplicite. E per costringerla a sottostare in silenzio, la minacciava: “se racconti qualcosa in casa, uccido la mamma e anche il tuo fratellino”. A volte le violenze si consumavano in casa, e allora le metteva anche uno straccio in bocca per evitare che le sue grida potessero essere udite da qualcuno; altre volte la caricava in macchina e la portava negli angoli defilati nei parcheggi dei centri commerciali o nei cantieri e lì, in auto la costringeva a subire quei rapporti.  “Meglio farlo con te – le diceva – piuttosto che andare a cercare altre donne, pagarle e magari prendersi delle malattie”. Per cinque anni la ragazzina ha subito in silenzio per paura poi, a 14 anni aveva iniziato a ribellarsi e lui aveva iniziato con la figlia più grande. Una situazione durata anni, dal 1999 al 2011, quando la figlia più giovane, ormai non più ragazzina, ha trovato il coraggio di raccontare ai carabinieri quanto accadeva tra le pareti di casa. E l’uomo, difeso dall’avvocato Maria Lucia Infantino, è finito a processo per rispondere delle accuse di violenza sessuale, atti sessuali su minore e maltrattamenti in famiglia; perché oltre alle violenze quando le figlie non accondiscendevano alle sue richieste o la moglie si rifiutava di dargli i soldi per andare al bar, volavano ceffoni e pugni. Oggi in aula, ultimo teste della difesa, è stato ascoltato il fratello dell’imputato che per un certo periodo aveva abitato con loro e che ha riferito ai giudici di non essersi mai accorto di nulla; nell’udienza precedente era stata ascoltata la figlia più grande che aveva confermato palpeggiamenti e toccamenti iniziati già nella loro terra d’origine prima che tutta la famiglia si trasferisse in Italia (avevano abitato in vari paesi in provincia di Novara) ma delle violenze che era costretta a subire la sorella non ne sapeva nulla. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 12 anni, il difensore l’assoluzione per la violenza sessuale per contraddittorietà della prova e il minimo della pena per il reato di maltrattamenti. Il tribunale, accogliendo le richieste dell’accusa, ha pronunciato sentenza di condanna a 12 anni e sei mesi. Il difensore ha preannunciato appello. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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