NOVARA-30-12-17-Era stata la ragazzina a confidare alla psicologa che la seguiva dopo la separazione dei genitori, che il papà in due occasioni, una più recente, l’altra datata qualche anno prima, quando erano rimasti soli in casa, aveva abusato di lei. Un racconto che, naturalmente dopo attente e puntuali verifiche, aveva convinto gli inquirenti. Erano partite le indagini, la ragazzina era stata ascoltata con il supporto di personale specializzato e aveva confermato tutte le dichiarazioni che aveva fatto inizialmente. Era partita la denuncia e infine la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio del padre, oggi sessantenne, residente in provincia di Novara. Sul capo dell’uomo, difeso dagli avvocati Amanda Cattaneo e Daniele Aina, pende la pesante accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne e anche quella, decisamente più lieve, di molestie telefoniche. Nel corso delle varie audizioni la ragazzina aveva infatti riferito che il papà la chiamava spesso, anche nel cuore della notte, ma erano telefonate “mute”, nessun dialogo, nessuna richiesta; chiamate che di certo avevano inquietato e non poco la ragazzina. Lui, per parte sua, si è sempre difeso respingendo ogni addebito. Il processo è in dirittura d’arrivo: nell’ultima udienza il pubblico ministero, Francesca Celle, ha concluso la requisitoria con la richiesta di 10 anni di reclusione per la violenza sessuale e tre mesi di arresto per le molestie telefoniche. Per i difensori nessuna prova; o meglio: quel che è emerso in dibattimento mostrerebbe sostanzialmente l’inattendibilità della presunta vittima, costituita parte civile, ed hanno concluso con la richiesta di assoluzione. Si tornerà in aula a marzo per eventuali repliche e sentenza.


