NOVARA- 27-10-2018 - Sono ricominciate le scorrerie dei cinghiali nelle campagne del novarese, e, secondo quanto reso noto dal Coldiretti, gli interventi messi in campo finora vengono vanificati a causa di un cavillo burocratico che blocca i piani di abbattimento.
Non solo: sul problema della proliferazione dei cinghiali, piomba anche l’incubo di una possibile diffusione della peste suina, che ha già fatto la sua comparsa in Europa diffondendosi, nelle scorse settimane, in Belgio. Per ora non ci sono contagi, ma basterebbe una scintilla ad innescare quel focolaio che avrebbe conseguenze disastrose sul fronte dell’economia delle nostre imprese. Per questo motivo, Coldiretti ha chiesto un intervento dell’Istituto Zooprofilattico di Torino per un primo e decisivo studio tecnico sull’impatto del rischio e sulle modalità di contenimento del virus, focalizzando l’attenzione sulla popolazione di cinghiali come vettore della diffusione e sull’urgenza del loro controllo con piani specifici di contenimento. Quanto ai danni, particolarmente critica è la situazione nell’Ovest Ticino e nelle aree-parco, dove le imprese sono in ginocchio e, per un cavillo, sono stati sospesi i piani di abbattimento: “Non ci si rende conto di quanto questo comprometta realmente il futuro delle imprese agricole ormai esasperate e in ginocchio - commenta il presidente di Coldiretti Novara Vco Sara Baudo - Una situazione difficilissima che, non intervenendo a dovere, rischia quindi solo di peggiorare e di inasprire gli animi del mondo agricolo che, notoriamente, è paziente e tollerante rispetto a ogni imprevisto. Il rischio per i cittadini che percorrono in auto le strade delle nostre province è altissimo: molte tra le principali vie di traffico costeggiano le boscaglie dove gli ungulati trovano casa, e non è difficile immaginare l’entità di un incidente provocato da un cinghiale che si lancia in corsa sulla carreggiata. Si tratta, quindi, di trovare al più presto misure idonee per mettere in sicurezza i guidatori e preservare dallo spopolamento le aree svantaggiate dove il lavoro degli imprenditori agricoli è fondamentale per il presidio dei territori: più d’un’impresa è a rischio, per l’insostenibilità dei danni e l’impossibilità di proseguire, in questa situazione, il proprio lavoro".


